Archeoclub chiama: Alfio Patti risponde “Cca sugnu”!

alfio patti-2402 copyMercoledì 6 marzo, alle ore 17,00, presso l’aula magna dell’Istituto scolastico “Pizzigoni” di Catania, Via Siena, l’Archeoclub di Catania, presieduto dalla prof.ssa Giusy Liuzzo, organizza un incontro con la poesia di Alfio Patti (nella foto di Enzo Paparo). Per l’occasione sarà presentata l’ultima silloge dell’autore sangregorese dal titolo “Cca sugnu” edita da Prova d’Autore.
Introdurrà la prf.ssa Giusy Liuzzo
Relazionerà il dott. Giuseppe Incarbone
Reciterà i versi l’attore e regista Orazio Aricò
Interverrà l’autore.

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“Cca sugnu”: è la risposta malandrina di chi vuole resistere a una minaccia o a una prepotenza, ma anche la risposta bonaria a chi chiede come si va, e ancora l’affermazione decisa di chi non s’arrende alle traversie della vita. “Cca sugnu” (Eccomi): due parole, buone per molte situazioni esistenziali, buone per chi non ama i lunghi discorsi e le querimonie prolungate. Due parole che sono anche il titolo della terza raccolta poetica di Alfio Patti, l’Aedo dell’Etna, come è stato definito e come ormai è conosciuto, si può ben dire, in tutto il mondo. Poesie in vernacolo, nel dialetto che si parla ancora alle falde del vulcano. Terza raccolta, dicevamo, a formare un trittico organico con le prime due raccolte: “Nudi e crudi” e “Iennuvinennu”. Un trittico dove Alfio Patti ha dato visione completa del suo animo e dei suoi sogni e delle sue antipatie. Delle sue possibilità espressive, anche. Una raccolta, “Cca sugnu”, che ci presenta l’Aedo disilluso ma non rinsavito, come il foscoliano Didimo Chierico: disilluso, perché vede che non cambia niente, che le parole del poeta non servono a niente: “A puisia / pumata ppi feriti ca non sananu… / e fazzu finta ca non haiu caputu”. Non è rinuncia alla lotta, ma constatazione dolente della inanità di tutti gli sforzi, presa d’atto d’una condizione esistenziale che dismette nel tempo pure la speranza: “Certu ca aviri coscienza / e non putiri fari nenti è cosa c’avvilisci / ca umilia, ca distruggi… / Si m’ammazzu ci fazzu ‘n favuri / si campu ci nni fazzu n’autru.” Ma Alfio, nel fondo del suo cuore, anche se dichiara che “Stu pisu di l’impegnu / mi finiu”, è sempre lui, non è rinsavito, conserva le sue illusioni, che sono poi le illusioni dei buoni e dei giusti, costretti a convivere e a soccombere contro chi tenta sempre “di schifiari a ragiuni / jucari c’a verità / a trasi e nesci. / Iu maniu i paroli / e mi ni fazzu scudu: /nuddu è cchiù forti di n’omu nudu.” La forza del poeta, la forza di chi ha solo parole ed è perciò tenuto in sospetto,  tenuto lontano: “ Vittimi e carnefici / ficiru società / e i pueti / arristaru fora. / Si scantanu de’ pueti / ca non hannu fucili / né bummi né cannuni. / Facistivu società ch’è carnefici / e vi lamintiati cchi pueti”. Poesia dialettale, ma poesia colta, ricca di richiami al mito e alla storia, radicata nella realtà d’una Sicilia proteiforme ma sempre identica a se stessa. Una poesia “piena di forza e di soavità”, come “il sirventese del trecento” di carducciana memoria.                                                                         

Dall’articolo di Domenico Seminerio, “Il dialetto dell’Etna tra lotta e disincanto”, “la Repubblica” del 25 aprile 2012. 

La Sicilia-marzo-2013

Informazioni su alfio patti

Poeta, aedo e cantore di Sicilia. Studioso della lingua e della cultura siciliana
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