No alla violenza sulle donne, no alla violenza di genere

25-novembre-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-350x208Il 25 novembre 1960, durante la dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, in Repubblica Dominicana, tre donne furono brutalmente assassinate in seguito ad una serie di persecuzioni di cui erano oggetto, a causa dell’attivismo politico di cui facevano prova le “Hermanas Mirabal” (sorelle Mirabal).
E’ così che erano conosciute Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che lottavano contro la dittatura in un Paese in cui il ruolo della donna è quello della sottomissione e dell’esclusione.
Questa data è stata designata da una risoluzione dell’ONU, che risale al 17 dicembre 1999, e che invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

In occasione dell’approssimarsi della giornata contro la violenza alle donne (25 novembre) ma anche per conoscere meglio la cultura siciliana al femminile, Alfio Patti, l’Aedo dell’Etna, ha ideato uno spettacolo di cunti e canti che ha come protagonista assoluta la donna siciliana. 
Lo spettacolo, che esegue accompagnato con la chitarra, dura circa un’ora e mezza.

 Tra ciuri d’aranci e spini santi

 La performance inizia con i  primi innamoramenti e le canzoni ascoltate dalla ragazza dietro la finestra portate dal fidanzato che le propone una serenata, dove l’aedo dell’Etna esegue brani a molti sconosciuti come “Finestra” e “Tu dormi” per descrivere come può una donna avere ai propri “piedi” il suo uomo disposto a tutto pur di avere un suo sorriso o un suo bacio. Noto-Fidapa
Con i brani “Sì e no” e “Comu l’unna” Alfio Patti descrive le arti seduttrici e l’imperscrutabilità dell’umore femminile che è spesso mutevole. Quindi il sogno della donna, fino al secolo scorso, il matrimonio. Il matrimonio, unica ambizione e meta cui una ragazza, soprattutto del popolo, poteva aspirare: “Si maritau Rosa”.

Cabarettando sul problema dei figli maschi e femmine, sulle preferenze dei genitori, protese verso il maschio che era spesso “beddu e c’â nocca” mentre “su è fimminedda a cuasetta si fa”, egli raggiunge la “fuitina”, momento magico, pregnante d’amore per ritrovare la stessa ragazza, poi, schiacciata dal peso di una famiglia, invecchiata precocemente.
Lo spettacolo dura un’ora e mezza ma i momenti più toccanti si raggiungono con  la ninna nanna di “Terra ca non senti”, nella quale la donna lasciata sola perché il marito è partito, emigrato “annàca” il proprio figlio per farlo addormentare, maledicendo il giorno in cui è nata: “Malidittu ddu mumentu ca grapivu l’occhi nta stu ’nfernu”.
La vita di una donna sola, giovane, che ha il marito emigrato non è facile.
La denuncia sociale, poi, è sottolineata dal brano di Rosa Balistreri “Cuntu e cantu” per non perdere la memoria, appunto, “ppi non perdiri lu cuntu” dove si fa cenno alle infanzie rubate “la me ’nnuccenza si la sparteru ’n tanti” grida Rosa che ha avuto un’infanzia difficile.
Altra denuncia sociale  contro il “ratto” e il successivo matrimonio riparatore è rappresentata da Franca Viola, alcamese che per la prima volto denunciò, nel 1965, i suoi rapitori e il violentatore che voleva sposarla, poi, con il matrimonio riparatore (art. 544 del codice penale abolito nel 1981).
Dalla rabbia alla commozione. Dalla denuncia alle grida e al messaggio di una madre che perde il figlio per mano della mafia.
Qui l’aedo dell’Etna diventa cantastorie e propone uno stralcio del “Lamentu ppi Turiddu Carnavali” di Ignazio Buttitta, dove la madre, Francesca Serio perde il figlio unico Turiddu ucciso il 16 maggio del 1955 a Sciara. “Nisciti di li tani, morsi ammazzatu ppi lu vostru pani” grida la madre disperata appena sa dell’omicidio. Poi, dopo aver speso tutte le sue forze in una poesia che solo Buttitta poteva scrivere, si ravvede e pensa di riprendersi il figlio che aveva partorito; di riportarlo dentro il suo ventre, sposandone le idee e si erge ad amica e compagna della sua vita nello spirito. Strappa la bandiera e grida il suo messaggio; nello stesso gesto che vediamo nei dipinti delle grandi rivoluzioni dove una donna fra la pugna erge una bandiera che in Francia era della rivoluzione e in Italia fu del Risorgimento.
Insomma, uno spettacolo tutto da vedere dove il poeta sangregorese, reduce dai successi di “Magica Italia” in onda su RaiUno TV, sapientemente amalgama passato e presente; dove la parola si fa poesia e la poesia diventa canto. Lo stesso canto che nel suo ultimo libro “Cca sugnu” diventa modernità e contemporaneità. il-25-novembre-la-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne520

Se interessati alla perfomance contattare Alfio Patti: 339-5224107; ovvero:
alfio.patti@email.it

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2 risposte a No alla violenza sulle donne, no alla violenza di genere

  1. anna stazzone ha detto:

    Congratulazioni a te ,amico carissimo.
    Posso chiederti il tuo autografo e quello di Iannuzzo.Personalizzato però.
    Un abbraccione e in bocca al lupo e sempre più su.Anna

    • alfiopatti2013 ha detto:

      Cara Anna, ti ringrazio per il tuo sostegno. Riguardo a Jannuzzo ho avuto modo di apprezzarne le doti umane e personali (quelle artistiche le conoscevo già). Egli è persona intelligente, grande nella sua umiltà; rispettoso delle culture altrui e sempre pronto a recepire e apprendere dalla vita e dalla gente.
      Anche altri comici, da noi premiati negli anni passati, come Cacioppo, Ficarra e Picone sono persone splendide. C’è di tanto in tanto qualche “malato di testa” ubriaco di successo, ma per fortuna sono pochi.
      Per l’autografo di jannuzzo dovrai solo immaginarlo. Bacioni

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